Artisti Bauhaus

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Artisti Bauhaus Ci sono 142 prodotti.

Sotto-categorie

  • Eero Saarinen

    Eero Saarinen è il figlio del già noto Eliel, architetto e primo presidente della Cranbrook Academy of Art. Nato ad Helsinki, si trasferisce nel 1923 negli Stati Uniti.

    Prima di laurearsi nel 1934, Saarinen studia a Parigi e architettura alla Yale University a New Haven. Dopo un viaggio in Europa inizia l'insegnamento alla Cranbrook e collabora con C. Eames con cui progetta una serie di mobili d'avanguardia.

    Eero Saarinen progetta diversi pezzi d'arredamento che Knoll International produrrà con grande successo.

    Lavorerà nello studio del padre fino alla morte di quest'ultimo (1950).

    Il suo progetto più rilevante è il terminal della compagnia Twa dell'aeroporto di New York JFK.

    Eero Saarinen (1910-1961)

    L’ arredo di design e mobili Bauhaus made in italy del famoso Eero Saarinen sono in vendita online su Storedesign.it a prezzi veramente copetitivi.

    • Tavolo Tulip
    • Sedia Tulip
    • Poltroncina Tulip
  • Le Corbusier
    Charles-Edouard Jeanneret, detto Le Corbusier, è nato a La Chaux-de Fonds, nel Giura Svizzero, nel 1887, ed è morto in Francia, a Roquebrune-Cap-Martin, sulla Costa Azzurra, nel 1965.
    La sua opera, nei primi tempi ostacolata per la sua presunta «rivoluzionalità» e per il piglio radicalista scaturito dalle esperienze «puriste», con il maturare dei tempi ha avuto e continua ad avere il giusto riconoscimento.
    Il suo messaggio viene sempre più assorbito da larghi strati di utenza, ed il suo atteggiamento di avanguardismo ad oltranza va interpretato nella giusta misura, riconoscendo cioè nel suo metodo progettuale, l’uso di sistemi razionali, con moduli e forme estremamente semplici, fondati sulla logica funzionale.
    «Funzionalismo non tanto rivolto alla rivalutazione della funzione simbolica, quanto a spodestare simboli che egli ritiene ormai inattuali e insignificanti e a restaurare come simbolica di nuovi valori, la funzione pratica.
    Nella sua attività di urbanista, architetto e designer, il suo metodo di ricerca, in un continuo processo di evoluzione, tocca a volte anche gli estremi opposti di un cospicuo linguaggio plastico. Ne sono testimonianze:
     
    - l’Unità di abitazione di Marsiglia (1946-52);
    - la Cappella di Ronchamp (1950-55);
    - Il Convento dei Domenicani «La Tourette» (1951-56);
    - il Centro di Zurigo (1964-65);
    - l’Ospedale di Venezia (1965).
     
    Lo stesso impegno si ritrova nei mobili dell’Equipement intérieur de l’habitation (tavoli, sedie, poltrone, divani) progettati per il Salon d’Automne, 1928, insieme con Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand e nei “Casiers Standard”, sistema di mobili contenitori progettati per il Padiglione dell’Esprit Nouveau, 1925, insieme a Pierre Jeanneret.
    Cassina ripropone tali mobili ritenendoli sempre “attuali” nella misura in cui la “forma”, chiara ed essenziale, consente loro un massimo grado di disponibilità a caricarsi di volta in volta - conformemente all’evoluzione dei tempi e degli ambienti cui sono destinati - di “significati” sempre nuovi.
  • Ludwing Mies Van Der Rohe

    Ludwig Mies van der Rohe

    Celebre architetto, designer, insegnante di Architettura, direttore del Bauhaus e importante esponente del Movimento Moderno. Una vita dedicata alla ricerca di uno stile sempre più pulito, semplice e leggero. Decisamente tra i miei preferiti.

    La vita in breve di Mies van der Rohe

    Maria Ludwing Michael Mies nace il 27 marzo 1886 nell’illustre città d’arte di Aquisgrana, in Germania. Grazie al padre scalpellino, si avvia all’arte e alla tecnica, abbandonando gli studi a indirizzo commerciale senza conseguire il diploma. Lavora nella bottega paterna e si iscrive alla scuola di arti e mestieri. Nel 1905, poi, si trasferisce a Berlino alla ricerca di un lavoro nei cantieri edili.

    Conosce Bruno Paul, decoratore d’interni, e con lui lavora come disegnatore di mobili frequentando, nel frattempo, l’Accademia delle Belle Arti. Tre anni dopo viene assunto nello studio di Peter Behrens e lavora con Walter Gropius e Le Corbusier. Il suo talento gli fa meritare alcuni tra i progetti più importanti, come l’Ambasciata dell’Impero Tedesco a San Pietroburgo.

    Tra il 1910 e il 1912 incontra altre due personalità importanti come Frank Llyod Wright, in una mostra dei suoi progetti, e Hendrik Petrus Berlage, in un soggiorno in Olanda. Proprio nei Paesi Bassi, di cui è originaria la madre, decide di modificare il suo cognome e aggiungere quello materno al suo, trasformandolo in Mies van der Rohe, più suggestivo e pomposo e col quale a tutt’oggi è conosciuto.

    Nel 1913 si sposa con Ada Bruhn, dalla quale avrà tre figlie, e apre il suo primo studio di architettura. La sua carriera è presto interrotta dalla Prima Guerra Mondiale che porta al collasso l’intera Germania, sconfitta, umiliata e privata delle generazioni più giovani.

    Ripresa l’attività, inizia ad interessarsi a strutture più imponenti, partecipando ad un concorso per la realizzazione di una torre e un grattacielo in vetro. Tutti gli anni Venti saranno intensi nel lavoro, tra progetti e pubblicazioni.

    Diventa vice presidente del Werkbund tedesco, un’istituzione nata per garantire la qualità nella progettazione architettonica. Nasce così il quartiere di Weissenhof, per il quale Mies van der Rohe, oltre a partecipare con un suo progetto, si occupa della scelta degli architetti ai quali assegnare i vari lotti.

    Nel 1929 realizza il suo capolavoro: il padiglione tedesco per l’Esposizione Internazionale di Barcellona, disegnando anche la celebre seduta in foto.

    Celebre seduta per l'esposizione di Barcellona - Mies van der Rohe

    Nel 1930 diventa direttore del Bauhaus e insegnante presso la cattedra di Architettura. Era una scuola di architettura, arte e design, nata a Weimar nel 1919 e spostata a Dessau nel 1925. Punto di riferimento del razionalismo. l’ascesa di Hitler ne limitò fortemente le aspirazioni e fu, dapprima trasferita a Berlino, per essere maggiormente controllata e, poi, definitivamente chiusa con l’accusa di sovversione.

    Si trasferisce, così, negli Stati Uniti insieme a Gropius, scegliendo Chicago come nuova sede per il suo lavoro. Insegna al Chicago’s Armour Institute of Technology, ristrutturando il campus oggi conosciuto come Illinois Institute of Technology.

    Tra i progetti di grattacieli di Chicago e New York, rientra in patria nel 1962, per la realizzazione del museo d’arte a Berlino Ovest, muore sette anni dopo a Chicago. Oggi le sue ceneri riposano nel cimitero degli architetti di Graceland, in una sepoltura semplice e sobria, nello stile:

  • Isamu Noguchi

    Figlio illegittimo di Yone Noguchi, poeta giapponese, e Léonie Gilmour scrittrice statunitense che ha curato alcune edizioni di molti dei lavori dello stesso Yone Noguchi.[1] Quest'ultimo, però, poco dopo la nascita di Isamu decide di troncare il rapporto con Gilmour, con l'intenzione di sposare una reporter del Washington Post, Ethel Armes; in seguito apprese di Léonie e del loro figlio e quindi anche quest'ultima relazione di Yone fallì in pochi mesi, quando lui era già tornato in Giappone e l'attendeva per sposarla. A questo punto decide di tornare con Gilmour, invitandola a vivere lì con lui con loro figlio; inizialmente rifiutò, per poi riconsiderare l'invito e partire, nel 1907, alla volta di Tokyo.[1] Solo al loro arrivo, venne, finalmente, dato al bambino il nome di Isamu (勇, "coraggio"). Tuttavia, nel frattempo Yone aveva trovato moglie in Giappone, quindi fu quasi sempre assente nell'infanzia di Isamu. Dopo l'ennesima separazione i due si spostarono diverse volte nel paese del sol levante, fino a quando nel 1912, a Chigasaki, nacque sua sorella Ailes Gilmour, da padre ignoto, destinata a diventare una delle più importanti ballerine americane del XX secolo.[1] Nel 1918 Isamu, torna negli USA, più precisamente in Indiana, per studiare alla Rolling Prairie; trasferitosi poi alla La Porte High School, si diplomò nel 1922.[1] Divenuto assistente del direttore della scuola Leonardo da Vinci di New York, i suoi interessi iniziano a volgersi verso la scultura, tanto che, nel 1927, vince una borsa di studio della Solomon R. Guggenheim Foundation, che lo porterà per due anni a Parigi per studiare con Constantin Brâncuși.[2] Dopo questa esperienza, viaggia per la Cina e per il Giappone studiando l'"arte" dei giardini zen e sperimentando la ceramica e il disegno calligrafico.[3] Espone per la prima volta a New York nel 1928 e di nuovo in Giappone nel 1930;[3] tuttavia la prima importante commissione arriva soltanto nel 1936, anno in cui viene eretto a Città del Messico il suo Storia del Messico, un muro in cemento colorato, raffigurante in rilievo anche alcuni dei simboli più importanti della storia moderna (dalla svastica nazista, all'equazione E=mc²).[2] A partire dal 1935 ha collaborato diverse volte con la danzatrice e coreografa americana Martha Graham per le scenografie delle sue creazioni. In Messico, negli anni quaranta, fu ospite dell'amico Wolfgang Paalen, con il quale condivise l'interesse per l'antica civiltà degli Olmechi.

    Octetra, 1968. Giardino del Museo Carandente, Palazzo Collicola - Arti visive Spoleto

    Nel 1968, in occasione dell'XI Festival dei Due Mondi, sulla scia del successo di Sculture nella città, mostra a cielo aperto a Spoleto, volle offrire alla città una sua proposta affidando agli architetti Buckminster Fuller e Shoji Sadao la realizzazione di un suo progetto,Octetra, un gioco per bambini e allo stesso tempo un'opera d'arte, in cemento dipinto di rosso.

    Nel corso della sua vita riceverà numerosi riconoscimenti, per citarne alcuni: primo premio all'Art Institute of Chicago (1959), laurea honoris causa all'Università dell'Indiana (1971) e alla University of Southern California di Los Angeles (1974);[3] membro dell'American Academy of Arts and Letters e dell'Architectural League of New York.[3] Nel 1985 fu inaugurato il Noguchi Museum,[3] gli viene dedicata una sala alla Biennale di Venezia nel 1986[2] e nel 1988, anno della sua morte, viene insignito del terzo ordine del sacro tesoro dal governo giapponese.[3]

  • Eileen Gray

    Designer di mobili e architetto irlandese, Eileen Gray (1878-1976) è considerata tra le figure principali del design del XX° secolo, per la sua influenza nel movimento modernista.
    Di famiglia agiata, in gioventù visita diversi paesi, tra cui l’Italia, la Svizzera e soprattutto la Francia, in particolare Parigi durante l’Esposizione Universale del 1900: si trasferisce quindi a Londra, dove è tra le prime allieve ammesse alla Slade School of Fine Arts (1901) e continua gli studi a Parigi (1902-1905).
    Tornata a Londra, lavora presso un laboratorio di mobili a Soho: insoddisfatta dei suoi disegni, si dedica alla laccatura dei mobili, disciplina che perfezionerà a Parigi per quattro anni con l’esperto maestro giapponese Sugawara. Si stabilisce a Parigi (1907) ed inizia ad applicare le sue tecniche pittoriche alle superfici piane: non ottiene un pieno successo in questa sua prima fase di lavori, anche se alcune sue lacche vengono acquistate ed esposte (dal sarto Jacques Doucet ad esempio) e l’edizione inglese di Vogue le dedica un articolo (agosto 1917).
    Il primo incarico di rilievo è del 1919, con l’arredamento in rue de Lota per madame Mathieu-Levy, in cui “progetta ogni elemento dell’arredo, compresi i rivestimenti alle pareti, le lampade, i mobili e i tappeti, scegliendo forme particolarmente rigorose e scultoree” (McHardy). Nella furniture, spicca la celebre poltrona Bibendum e lo spettacolare sofà Pirogue.
    Incoraggiata da questi notevoli risultati, apre nel 1922 la galleria “Jean Désert”: grazie ai facoltosi clienti, il suo lavoro viene apprezzato ed esposto (Salons d’automne 1922-’23; XVI Salon des Artistes decorateurs). L’incontro con l’architetto romeno Jean Badovici convince la Gray ad interessarsi di architettura.
    Nascono così la celebre E.1027, abitazione a Roquebrune, Cap Martin (1929) e l’appartamento in rue Chateabriand (1931) e la sua casa, Tempe à Pailla, a Castellar (1934), progetti che testimoniano la “straordinaria sensibilità architettonica di Gray, il suo gusto per il dettaglio e, soprattutto, il suo grande senso pratico”.
    Molti progetti successivi non vengono realizzati, anche se spicca il suo “Centro di vacanze”, esposto da Le Corbusier all’Expo di Parigi del 1937.
    Il pieno riconoscimento internazionale delle opere della Gray è tuttavia tardivo: nel 1968, quando la designer conduce una vita ritirata fuori dall’establishment dell’architettura e del design, un articolo del critico Joseph Rykwert su Domus rivaluta la sua figura. Seguono diverse esibizioni, la poltrona Bibendum e il tavolo circolare E.1027 tornano in produzione e i suoi prodotti sono considerati attualmente come pezzi pregiati del design del Novecento.

    Eileen Gray opere e progetti famosi

    - Sedia Bonaparte, 1935
    - Casa Tempe à Pailla, Castella (Francia), 1934
    - Appartamento in rue Chateabriand, Parigi (Francia), 1931
    - Casa E.1027, Roquebrune, Cap Martin (Francia), 1929
    - Tavolino Double X, 1929
    - Seggiolino da bar n° 1 e n° 2, 1928
    - Sedia Aixia, 1928
    - Sedie Roquebrune, 1927
    - Specchio Castellar, 1927
    - Lampada a muro Pailla, 1927
    - Tavolino Petite Coiffeuse, 1926
    - Tavolino E.1027 e poltrona Transat, 1924
    - Divano Lota, 1924
    - Tavolino De Stijl, 1922
    - Poltrona Bibendum e Pirogue sofa, 1921
    - Arredamento in rue de Lota per madame Mathieu-Levy, 1919
    - Tavolo laccato, 1915

  • Arne Jacobsen

    Il primo periodo della sua attività si svolse in patria, durante il quale vinse il primo premio al concorso dell'Akademisk Arkitektforeningen per una «casa del futuro» progettata con F. Lassen (1929). Successivamente si trasferì in Svezia, dove si occupò soprattutto di design di tappezzerie e stoffe. Tornato in Danimarca partecipò a numerosi concorsi, ottenendo nel 1961 il Grand Prix d'Architecture et d'Art.

    La caratteristica più rilevante dell'architettura di Jacobsen consiste in un perfetto equilibrio fra le istanze perseguite dai movimenti d'avanguardia degli anni venti (De Stijl, Bauhaus) e la tradizione costruttiva e formale dell'architettura danese. Ne deriva una mediazione interessante fra la purezza volumetrica e la netta caratterizzazione delle superfici, ottenuta grazie all'uso del mattone a vista e del legno strutturale, del tetto inclinato, del dimensionamento delle finestre in piccoli pannelli quadrati; tutti elementi che riuscì ad elaborare anche grazie alla stretta amicizia con Gunnar Asplund.

    Le più interessanti opere di questo periodo sono il complesso di Bellavista presso Copenaghen (1930-1935) che comprendeva un nucleo residenziale, un teatro, i bagni, con eleganti cabine e chioschi, un ristorante; la Casa Stelling a Copenaghen (1937-1938) e il municipio di Aarhus (1939-1942, in collaborazione) e quello di Søllerød (1940-42). Il periodo successivo a quello del conflitto mondiale, caratterizzato da un pressoché totale isolamento, fu per Jacobsen di grande incertezza e solo con il progetto delle case a schiera Søholm (1946-1950) egli confermò la sua posizione di primo piano tra gli architetti danesi suoi contemporanei.

    Opere successive sono la scuola di Munkegard (1952-1956), il palazzo Jespersen (1955) e il palazzo SAS (1959), ambedue a Copenaghen, e il municipio di Rødovre (1955), nei quali è evidente un avvicinamento alla lezione di Ludwig Mies van der Rohe.

    Negli ultimi anni, ormai architetto di fama internazionale, ricevette numerosi incarichi all'estero: il St.Chaterine College a Oxford (1960-1964), il palazzo del parlamento di Islamabad, in Pakistan (1962), una casa di cura, il municipio e un teatro a Castrop-Rauxel, in Germania (1966-1967), gli uffici della HEW ad Amburgo (1970) e l'ambasciata danese a Londra (1970-1977).

    Alla morte di Arne Jacobsen raccolgono l'eredità dello studio i suoi soci d'allora Hans Dissing e Otto Weitling. Nasce così nel 1971 Dissing+Weitling, studio che ancora esiste e ha sede in Copenaghen.

  • Harry Bertoia
  • Marcel Breuer

    Nei primi anni venti studia all'Akademie der bildenden Künste Wien di Vienna ed alla scuola del Bauhaus di Weimar (corso di falegnameria). A 19 anni, nel 1921 progetta e realizza l'African chair o sedia romantica in legno scolpito a mano e tessuti disegnati. La forma di questa sedia è fondamentale per comprendere le origini derivanti dalle culture locali (popolar ungherese in questo caso) e da produzioni artigiane. Questa sedia, come la maggior parte dei prototipi noti del Bauhaus, viene realizzata artigianalmente all'interno dei laboratori.

    Dopo un periodo di formazione professionale presso uno studio d'architettura a Parigi, tornò presso la scuola del Bauhaus dal 1925 come insegnante e fino al 1928 diresse il laboratorio del mobile. E sotto la sua direzione dal 1926 i laboratori iniziarono a produrre sedie e tavoli in tubolari d'acciaio, inizia la progettazione di mobili moderni in tubolare metallico, tra cui le sue famose sedie sia in legno e schienale in stoffa sia in tubolare di ferro con schienale impagliato attraverso le quali ricerca soluzioni espressive nuove. Vengono anche creati nuovi materiali come l'eisengarn che sarà utilizzato per la prima volta da Breuer nella Sedia Wassily. Nel 1927 la produzione industriale brevettata di questi mobili (fra i quali molti disegnati da lui) conobbe una attività a pieno ritmo.[2].

    Progetta gli interni del Bauhaus a Dessau (1925/26) e per l'abitazione del regista teatrale Erwin Piscator a Berlino nel 1927. Nel 1928 dopo le dimissioni di Walter Gropius anche Breuer, insieme a László Moholy-Nagy e Herbert Bayer, lasciò il Bauhaus ed insieme a Gropius aprì uno studio di architettura a Berlino[3].

    Campus dell'Università del Massachusetts (1965/69)

    Nel 1932 le sue costruzioni ad uso abitativo realizzate in Germania, in quelle zurighesi del 1934 e in quelle nel Sussex del 1936 manifestò la sua tendenza all'ordine e ad un certo rigore inseriti nell'ambito della corrente razionalista.[4]

    A fine settembre del 1932 il Bauhaus cessò le attività[5] e dopo l'avvento del nazismo nel 1933, molti architetti furono costretti a ritirarsi dalla professione, nel 1934 Breuer insieme a Gropius emigrarono precipitosamente in Inghilterra[6]. Dal 1935 a 1937 lavora a Londra, presso lo studio F.R.S. Yorke, per il quale progetta mobili in alluminio. Dal 1937 si trasferisce presso la Harvard University, dove è docente di architettura. Dal 1938 al 1941 è in studio con Walter Gropius. Da questo momento perseguirà soluzione non sempre rigorose come il campanile della chiesa di San Giovanni nel Minnesota.

    Nel 1952 collabora con Pier Luigi Nervi e Bernhard Zerfhuss alla progettazione del Palazzo dell'UNESCO a Parigi, mettendosi in evidenza per la struttura del fabbricato. Nel 1956 apre lo studio Marcel Breuer and Associates.

    Il progetto dell'UNESCO viene ripreso ed ampliato per il Centro Ricerche del'IBM.

    Opere di Nerone Ceccarelli e Gianni Patuzzi (NP2) in Casa Saier
    Opere di Nerone Ceccarelli in Casa Saier

    Nel 1972 realizzò per i coniugi Saier una casa a Glanville costituita da due nuclei abitativi collegati solo da un muro sotto un imponente copertura sostenuta da tre pilastri intervallati da pareti esterne totalmente vetrate, realizzando un edificio espressivo totalmente innovativo. All'interno trovano collocazione pannelli e incisioni in zinco dello scultore Nerone Ceccarelli.[7]

  • Mart Stam

    Mart Stam (Purmerend, 5 agosto 1899Zurigo, 21 febbraio 1986) è stato un architetto, urbanista e designer olandese.


    Stam studia ad Amsterdam, poi lavora come disegnatore fino al 1922. A Zurigo nel 1923 incontra Hans Schmidt, El Lissitzky e Hannes Meyer e con essi fonda la rivista «ABC».

    Tra il 1926 ed il 1930 contribuisce alla progettazione, insieme a Lendert van der Vlugt, della fabbrica Van Nelle, un'opera manifesto di una nuova tendenza funzionalista nel movimento moderno portata avanti da una generazione più giovane e politicizzata rispetto a Gropius e le Corbusier, rappresentata da Stam e Hannes Meyer.

    Stam, che si sposta in Germania, è al centro del dibattito architettonico europeo ed è in predicato di diventare direttore del Bauhaus. Progetta una famosa sedia (sedia cantilever) in tubo di acciaio, utilizzando provocatoriamente tubazioni e raccordi da idraulico. La sedia, con variazioni minime, fu ripresa al Bauhaus, da Ludwig Mies van der Rohe e Marcel Breuer in tubo cromato piegato, dando vita a lunghi contenziosi.

    Stam participa, nel 1927, insieme ai maggiori progettisti europei, all'esposizione del Weissenhof a Stoccarda con una piccola schiera di abitazioni modello.

    Nel 1930 Stam parte con la "Brigata May[1]" per l'URSS per contribuire alla pianificazione urbanistica delle nuove città sovietiche. Stam rimarra nell'Unione Sovietica, dove incontrerà sua moglie Lotte Beese, fino al 1934, quando ritorna in Olanda e si dedicherà prevalentemente all'insegnamento.

  • Charles Eames



    Con uno straordinario senso dell’avventura, Charles e Ray Eames hanno rivolto la loro curiosità e il loro entusiasmo senza limiti alle creazioni che li hanno imposti come uno straordinario team di design composto da marito e moglie. La loro sinergia esclusiva ha portato alla realizzazione di arredi dall’aspetto completamente innovativo. Snelli e moderni. Divertenti e funzionali. Eleganti, sofisticati e meravigliosamente semplici. Questo era ed è ciò che contraddistingue il "look Eames".

    Quel look e il loro rapporto con Herman Miller è iniziato con sedie in compensato modellato verso la fine degli anni '40 e comprende la sedia lounge Eames, conosciuta a livello mondiale, ora inclusa nella collezione permanente del Museum of Modern Art di New York.

    Charles e Ray hanno raggiunto il loro monumentale successo, affrontando ogni progetto nello stesso modo: Ci interessa e ci intriga? Possiamo migliorarlo? Sarà davvero divertente occuparsene?

    Amavano il loro lavoro, che era una combinazione di arte e scienza, design e architettura, processo e prodotto, stile e funzione. "I dettagli non sono dettagli", diceva Charles. "Creano il prodotto".

    Risolutore di problemi che incoraggiava la sperimentazione tra il suo staff, Charles una volta disse che il suo sogno era "vedere le persone lavorare a progetti inutili, poiché è da questi che germogliano nuove idee".

    Le loro idee si sono evolute nel corso del tempo, non nello spazio di una notte. Come Charles notò in merito allo sviluppo delle sedie in compensato modellato: "Sì, è stato un guizzo di genio. Un guizzo durato 30 anni".

    Con loro due, una cosa sembrava sempre condurre a un’altra. Il loro lavoro rivoluzionario con il compensato modellato ha portato all’innovativo lavoro delle sedute in fibra di vetro modellata. Un concorso di una rivista portò alla loro casa estremamente innovativa "Case Study". L’amore per la fotografia li condusse alla filmografia, compresa una straordinaria presentazione su sette schermi all’esposizione mondiale di Mosca nel 1959, in una cupola progettata dal loro amico e collega Buckminster Fuller.

    Il design grafico li condusse al design di showroom, al collezionismo di giocattoli all’invenzione di questi. Inoltre, un arnese composto da una tavola di legno, allestita dal loro amico e regista Billy Wilder per schiacciare un sonnellino, portò al design della loro acclamata chaise longue.

    Un critico di design, una volta, ha detto che questa coppia straordinaria "voleva semplicemente rendere il mondo un posto migliore". Ci sono riusciti. Lo hanno anche reso molto più interessante.

  • Josef Hoffmann

    Allievo del grande Otto Wagner, Josef Hoffmann fu tra i fondatori della Secessione viennese e dei Wiener Werkstätte, un'associazione di studi e laboratori che ebbe grande fama per un trentennio. Il successo dei Werkstatte era basato sul rifiuto della produzione meccanica e sulla cura artigianale: anche nel senso di chi disegnava un mobile o un oggetto, doveva seguirne la fabbricazione.
    Hoffmann progettò molti edifici disegnandone quasi sempre anche l'arredamento. I suoi capolavori, entrambi precedenti la prima guerra mondiale, sono il sanatorio di Purkersdorf (1903) e il Palais Stoclet di Bruxelles (1905-11). I primi mobili di Hoffmann risentono del duplice influsso di Otto Wagner e di Mackintosch. In seguito Hoffmann si distanziò dal razionalismo del primo e dell'astratto decorativismo del secondo. Nel saggio "Einfache Möbel", (mobili semplici) affermò che i suoi parametri erano "semplicità, onestà e serietà".

  • Gabriele Mucchi

    Nasce da una famiglia patriottica e liberale della borghesia emiliana (il nonno Venceslao Mucchi era presidente di Corte di cassazione a Torino, lo zio Agostino, cospiratore con Ciro Menotti nei moti del 1831, riparò e morì a Grenoble nel 1839). Il padre Anton Maria, nato a Reggio Emilia il 27 maggio del 1871, è un apprezzato pittore, da cui Gabriele apprende le prime nozioni di disegno. La madre è la contessa Lucia Tracagni di Salò sul Garda, primogenita del conte Fabio Tracagni di Desenzano. Trascorre la sua adolescenza tra personaggi celebri che frequentano l'atelier paterno, come Leonardo Bistolfi, Sibilla Aleramo, lo "zio Anni" sua guida spirituale, ossia il filosofo Annibale Pastore, Cesare Lombroso, Eusapia Palladino, celebrata "medium" italiana che Arthur Conan Doyle lodò nella sua History of Spiritualism, Giovanni Cena e Auguste Rodin.

    Nel 1915 si trasferisce a Correggio nel reggiano con la famiglia proveniente da Catania, poiché l’Etna-Film dovette chiudere la produzione cinematografica, perché preclusa dalla guerra e il padre regista fu licenziato. Ottenuta la maturità classica, si iscrive nel 1916 alla Facoltà di Ingegneria a Bologna, in quegli anni universitari conosce e rafforza l'amicizia con Corrado Alvaro redattore de Il Resto del Carlino. Nel1918 è chiamato sotto le armi con grado di tenente d'artiglieria, ed ha il battesimo del fuoco sul Grappa. Nel 1923 si laurea in ingegneria e nel 1924 si trasferisce a Roma quale impiegato presso lo studio ingegneristico. A Roma rincontra il suo amico Corrado Alvaro divenuto corrispondente de Il Mondo e Sibilla Aleramo, esegue quattro disegni per Nostra Dea di Massimo Bontempelli, frequenta in quel periodo il teatrino e la Casa d'arte Bragaglia di Anton Giulio Bragaglia e il sacrario dell'intellettualità romana all'Aragno con il poeta Vincenzo Cardarelli. Nella primavera del 1925 incontra la scultrice tedesca Jenny Wiegmann (Genni) che in seguito sposerà.

    Nel 1926 si trasferisce a Milano e l'anno seguente espone con il gruppo del Novecento Italiano. Si avvia intanto anche la sua carriera di illustratore grazie alla collaborazione con gli scrittori Achille Campanile (Ma che cos'è questo amore, 1927) e Cesare Zavattini (Parliamo tanto di me, 1931 e I poveri sono matti, 1937). Partecipa alle esposizioni internazionali d'arte di Venezia dal 1930 e, nel 1933 e 1936, alla V e VI Triennale di Milano con pitture e pannelli decorativi. Intellettuale di idee antifasciste, si avvicina al movimento Corrente e nel 1943 si unisce ai partigiani della Val d'Ossola arruolandosi nella 186ª Brigata Garibaldi. Alla fine della guerra rientra a Milano e il suo impegno civile si traduce in opere di chiara impronta realista. Prosegue intanto la sua attività anche nel campo dell'architettura che, avviata negli anni trenta, lo vede nel 1947 partecipare alla realizzazione degli alloggi nel quartiere QT8 a Milano, per i quali progetta anche gli elementi di arredo: con questi studi partecipa quello stesso anno all'VIII Triennale di Milano. Nel 1956 è chiamato a insegnare pittura all'Accademia di Berlino Est dove risiede a lungo negli anni seguenti. L'attività espositiva prosegue incessante tra la Germania e l'Italia, così come la sua attività di decoratore e illustratore, quest'ultima coronata nel 1967 dalla pubblicazione del Candido di Voltaire.

  • Joe Colombo

    Joe Colombo nasce a Milano nel 1930, figlio di un industriale. Nei primi anni Cinquanta entra nel gruppo di pittura nucleare con Enrico Baj. Studia all'Accademia di Belle Arti di Brera e al Politecnico di Milano. Nel 1961, abbandonata la professione di scultore e pittore, apre uno studio di design a Milano. Nel 1964, alla XIII Triennale di Milano ottiene la Medaglia d'Oro

    Partecipa alla XIV Triennale di Milano, in cui in uno spazio interamente dedicatogli, espone nuove proposte di design d'interni, tra cui il celebre Sistema programmabile per abitare.

    Nel 1963 vince la Medaglia d'Oro alla Triennale di Milano con la lampada da Tavolo acrilica, attualmente parte integrante della collezione permanente del Museo d'Arte Moderna di Filadelfia.

    Nel 1967 vince il Premio Compasso d'Oro per la lampada Spider, prodotta da OLUCE. Nel 1968 ottiene il Design International Award a Chicago.

    Nel 1970 vince il Premio Compasso d'Oro per un Condizionatore d'aria prodotto dalla CANDY.

    Nel 1971 il Boby, prodotto per B-Line, vince il Primo premio allo SMAU di Milano.

    Nel 1972, poco dopo la sua prematura morte, il suo progetto di Unità arredativa globale viene esposto alla mostra Italy: The New Domestic Landscape che si tiene al MOMA di New York.

    Nel 1984 si tiene al Musée d'Art Moderne di Villeneuve-d'Ascq una sua retrospettiva.

    Dal 16 settembre al 18 dicembre 2005 presso la Triennale di Milano si è tenuta la retrospettiva JOE COLOMBO Inventig the future.

    Attualmente il suo studio è diretto da Ignazia Favata, che recentemente ha pubblicato un volume sulla produzione del designer milanese.

  • Gerrit Thomas Rietveld

    Architetto olandese tra i più importanti del `900 si ispira alle idee elaborate dal pittore connazionale Piet Mondrian che Rietveld applica alle tre dimensioni lavorando sullo sfalsamento geometrico asimmetrico e sulla ricerca del dialogo formale tra volumi e colori primari, secondo i principi del movimento De Stijl conosciuto anche come neoplasticismo. Un elemento formale che balza agli occhi non solo nelle sue realizzazioni, ma anche nei disegni e negli studi architettonici, che sembrano dare volume alle idee di Mondrian in pittura.

    Attivo principalmente in Olanda, progetta, tra le altre, la Casa Schröder a Utrecht del 1924 costruita rispettando i 16 punti pubblicati da Theo Van Doesburg, le "Row-Houses" a Utrecht del 1931-1934, il padiglione olandese alla Biennale di Venezia del 1954, il padiglione Rietveld nel giardino del museo Kroller-Muller a Otterloo nel 1965 (originariamente costruito come padiglione delle sculture nel 1955 ad Arnhem, successivamente abbattuto e ricostruito), e il museo Van Gogh ad Amsterdam (aperto nel 1973).

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